Non è un’attività che facciamo ogni tanto: è il motivo per cui certi posti li abbiamo visti davvero, non solo attraversati.
Io e Luisa ci eravamo conosciuti da poco, dopo un’estate bellissima insieme, e stava per arrivare la tristezza dell’inverno. Sai quando sta arrivando l’inverno e non sai cosa fare durante le giornate? Una sera Luisa becca per caso un’informazione sul geocaching, e con un entusiasmo incredibile mi passa il sito. Da lì è nato tutto — l’amore per questa attività, e in un certo senso anche il nostro modo di viaggiare insieme.
Bhe, lo facciamo per due motivi. Il primo è semplice: ci piace proprio andare a caccia delle scatolette nascoste. Il secondo è che il geocaching è la scusa perfetta per spronarci a fare chilometri e scoprire posti misteriosi che altrimenti non visiteremmo mai.
Eravamo a Bologna per qualche giorno quando abbiamo trovato una geocache nascosta dentro la Biblioteca Salaborsa. Ci siamo chiesti: come si può nascondere una cache in un posto così? Bhe, alla fine è stato fantastico: dovevi usare i PC della biblioteca per cercare un libro specifico nel catalogo, e quel libro era proprio la cache. Veramente pazzesco.
È il ritrovamento che ricordiamo meglio di tutti — non tanto per la difficoltà, ma per il posto: una biblioteca vera, con la gente che studiava intorno a noi, e noi lì a cercare uno scaffale con la scusa sbagliata.
Da quel giorno il geocaching ci ha accompagnato in ogni viaggio, soprattutto per scoprire i posti meno turistici — quelli in pochi conoscono. A Budapest ci ha portato a scoprire angoli nascosti che altrimenti non avremmo mai trovato. Sul Lago di Garda è diventato il vero filo conduttore di tutto il viaggio, da Sirmione fino a un borgo medievale in Trentino. A Bucarest ci siamo tolti due Adventure Lab al Cimitero Bellu, e alla Maddalena abbiamo cercato cache tra la macchia mediterranea e gli scogli di Tavolara.
Ma il viaggio più ricco di tutti è stato in Slovenia: a Lubiana la densità di cache era altissima, a Bohinj ci siamo trovati in un bosco alpino dove quasi nessun altro geocacher era mai passato, e nella zona carsica intorno a Postojna e al castello di Predjama abbiamo trovato una delle varietà più interessanti mai viste. A Cracovia invece ci ha sconfitto il freddo più volte — ma come dicemmo allora: sconfitti dal freddo sì, delusi no. Il geocaching ci era piaciuto comunque tantissimo.
Io preferisco le cache tradizionali. Luisa invece ama le mystery, i punti di domanda — si mette sempre a organizzare tutto da casa prima ancora di partire, mentre io preferisco arrivare sul posto e vedere cosa succede.
Apri la mappa e vai alla cache più vicina a te. Tutto qui.
Spesso è davvero difficile trovarle. Ti viene la fretta, perdi la pazienza. Ma abbiamo imparato una cosa, col tempo: se tutti i log dicono che l’hanno trovata, vuol dire che è lì — devi solo impegnarti un po’ di più.
Bhe, i numeri raccontano la stessa storia in un altro modo. Da quel 20 ottobre 2019 a oggi abbiamo trovato 762 cache in tutto, tra geocache vere e Adventure Lab — e quasi 9 su 10 sono tradizionali, perché alla fine si torna sempre a quello che si preferisce. Abbiamo percorso più di 23.000 km da una cache all’altra, più di mezzo giro del mondo. La più vecchia che abbiamo trovato risale al 2002, in Ungheria — più vecchia di molte delle app che oggi usiamo per cercarle.
E poi c’è la settimana tra il 9 e il 15 marzo 2026, quella della Maddalena: 41 cache in sette giorni, il nostro record assoluto. Ma c’è stato anche il contrario — 179 giorni di fila senza trovarne nessuna, tra marzo e settembre 2021. Va bene così: il geocaching non è una gara, è solo un modo per continuare a guardarci intorno.
Se qualcuno prima di te l’ha trovata, c’è ancora. Basta impegnarsi un po’ di più.
«Da lì è nato l’amore e la passione per questa attività.»