Cinque giorni a Cracovia, in due — la nostra prima vacanza invernale con temperature sotto lo zero. Ecco com’è andata davvero.
Partiti il 13 dicembre. Il volo da Cagliari ha accumulato circa un’ora di ritardo per un problema al bagno dell’aereo. Arrivati a Cracovia ormai era tardi, i locali erano già chiusi e il freddo, ai primi passi fuori dall’aeroporto, ci ha gelato le ossa.
Ci siamo rifugiati al McDonald’s proprio accanto alla stazione dei treni — mangiare da McDonald’s in un paese straniero è sempre un’esperienza divertente, giusto per assaggiare i panini «locali». Ne scelgo uno particolare: hamburger, una fetta di formaggio fritto e, dentro, una marmellata misteriosa (non ricordo nemmeno di che gusto fosse). Un’esplosione di sapori incredibile — da quel momento è rimasto il panino più buono del mondo.
Dopo esserci abbuffati, verso l’alloggio: io in felpa e jeans, Luisa già vestita a strati per il freddo polacco. Non potevano mancare una o due cache di geocaching lungo la strada. L’appartamento (Airbnb, 210,43€ totali) si presenta bene: pulito, letto comodo, cucina carina, vista discreta — unica nota stonata un bagno senza finestra che ogni tanto rilasciava qualche odorino.
Niente tempo per gironzolare con calma: vestiti da pinguini a strati, colazione veloce al Green Caffè Nero. Luisa prende una pasta, io — nel panico di non sapere cosa scegliere — una pasta salata non troppo buona. Alla fine scopriamo che la pasta di Luisa era alla cannella e la cambiamo, ma il cappuccino era ottimo — caro, ma ne valeva la pena. Locale bellissimo, con un bel bagno, proprio vicino alla fermata del bus per la gita organizzata con Civitatis (132,14€, punto d’incontro Plac Matejki 2 alle 9:00).
La gita prosegue bene, arriviamo a destinazione. Pochi minuti per il bagno e una merenda veloce: fuori da Auschwitz c’è un locale che offre di tutto, dal dolce al salato, paste, salsicce, polpette. Prendiamo un mix di tutto un po’, spendendo pochissimo e mangiando divinamente.
Auschwitz, sinceramente, non ci ha lasciato tantissimo — sarà la guida, sarà il posto un po’ troppo sistemato, ma quell’emozione di cui parlano tutti non l’abbiamo sentita. Lo stesso per Birkenau: posto sicuramente toccante, ma niente di eccezionale per noi.
Tornati alla base, finalmente verso la piazza principale (Rynek Główny) — ormai tardi, il freddo cominciava a farsi sentire. Luisa, occhi spalancati, si butta a capofitto nei negozi di souvenir alla ricerca di bicchieri e tazze — ne compra subito due. Ci prendiamo il nostro tempo: la piazza era davvero bellissima, piena di mercatini di Natale che offrivano di tutto e di più, con la chiesa maestosa sullo sfondo. Una serata bellissima. Assaggio subito il formaggio fuso con, ovviamente, la marmellata; ci prendiamo un panino gigante e una frittata di patate che aveva più olio che patate. Un giro di geocaching, poi il freddo si fa davvero pungente — per fortuna non ha nevicato in questa vacanza, ma io avevo le spalle congelate e Luisa le mani ghiacciate.
Vicino alla camera un bellissimo minimarket, l’immancabile Żabka — lo trovi ovunque a Cracovia.
Praticato nel pomeriggio di domenica, dopo il rientro dall’escursione ad Auschwitz, in giro per i mercatini di Natale — e ancora un giro la mattina del terzo giorno, prima del treno per le miniere.
Al mattino giriamo la zona alla scoperta di nuove cache e posti nuovi, fino a prendere il treno per le miniere di sale. Colazione veloce in una pasticceria di passaggio: una pasta con mille gusti diversi, soffice e buonissima, incantevole. Pranzo al volo da McDonald’s e via verso le miniere.
Il paesino era incantevole, pieno di negozi di souvenir dove compriamo qualcosa per le famiglie — tutto verde e bellissimo. Anche le miniere si presentavano bene, con tanto street food: una piacevole sorpresa. Le Miniere di Sale di Wieliczka erano bellissime, grandi, imponenti, con una guida fantastica — davvero la gita più bella della vacanza. Alla fine ancora un po’ di geocaching, poi il treno di ritorno a Cracovia, una sosta tra i mercatini di Natale e dritti a letto.
La mattina seguente Luisa si sveglia con la febbre — quasi sicuramente un virus preso durante il pullman per Auschwitz, dove qualcuno non stava bene. E proprio quel giorno era in programma la visita al maestoso Castello di Wawel. Ci facciamo forza, ci impasticchiamo e andiamo: la meta era un po’ distante e quella mattina la temperatura massima era di -2°C — ancora niente neve, ma un freddo cane.
Luisa si regge a malapena in piedi, ma visitiamo comunque il castello, che ci occupa un paio d’ore. Il castello in sé non era eccezionale: grande, bello, ma pieno di quadri, armi e poco altro — di storico vero e proprio ben poco. Molto belli invece i sotterranei. Un dettaglio che mi ha colpito: in Polonia, per le miniere di sale e per Auschwitz, la guida parlava e tu restavi a distanza con le cuffie; qui invece un’audioguida sincronizzata stanza per stanza, tecnologia decisamente più avanti.
Finita la visita, mi ritrovo in mano le cassette dell’audioguida senza sapere a chi restituirle — non parlando inglese, provo a darle a qualcuno ma nessuno le vuole, e per un attimo sto quasi per portarmele via. Finché, uscendo dalle mura, iniziano a suonare gli allarmi… Alla fine le lascio lì da qualche parte e scappo.
Luisa ormai a corto di energie, come ultima tappa — ora di pranzo — andiamo all’Hard Rock Café, dove ovviamente Luisa compra la maglietta. Poi finalmente in camera, dove passiamo la serata tra medicine e relax. Il farmaco portato da casa non faceva molto effetto, così scendo al minimarket sotto casa (APE) a comprare un antinfluenzale.
Per cena Luisa non ha le forze, così ci viene l’idea brillante di ordinare da un delivery. C’era una scelta enorme; troviamo un ristorante un po’ fuori dal centro e ci arrivano pierogi, carne, dolci, persino un brodino — praticamente primo, secondo e dolce — a un prezzo non proprio ridicolo, ma quasi. Arrivato in pochissimo tempo, tutto presentato benissimo e buonissimo: la nostra prima volta con un delivery, ed è stata un’esperienza bellissima.
La vacanza ormai volge al termine. La mattina prendiamo il treno per l’aeroporto e torniamo a casa.
«Sconfitti dal freddo sì, delusi no. Il geocaching ci è piaciuto tantissimo, e tutta Cracovia è promossa a pieni voti.»
— Bilancio: il geocaching ci è piaciuto tantissimo, e tutta Cracovia è promossa a pieni voti —